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Turba legentum parva facesset;

At ultimi nepotes,

Et cordatior ætas

Judicia rebus æquiora forsitan
Adhibebit, integro sinu.
Tum, livore sepulto,

Si quid meremur sana posteritas sciet,
Rousio favente.

Ode tribus constat Strophis, totidemque Antistrophis, unâ demum Epodo clausis, quas, tametsi omnes nec versuum numero, nec certis ubique colis exactè respondeant, ita tamen secuimus, commodè legendi potiùs, quàm ad antiquos concinendi modos rationem spectantes. Alioquin hoc genus rectiùs fortasse dici monstrophicum debuerat. Metra partim sunt κarà σχέσιν, partim ἀπολελυμένα. Phaleucia quæ sunt Spondæum tertio loco bis admittunt, quod idem in secundo loco Catullus ad libitum fecit.

ITALIAN SONNETS.

I.

DONNA leggiadra il cui bel nome honora
L'herbosa val di Rheno, e il nobil varco,
Bene è colui d' ogni valore scarco
Qual tuo spirto gentil non innamora,
Che dolcemente mostra si di fuora

De sui atti soavi giamai parco,

E i don', che son d'amor saette ed arco, La onde l'alta tua virtu s'infiora. Quando tu vaga parli, o lieta canti

Che mover possa duro alpestre legno, Guardi ciascun a gli occhi, ed a gli orecchi L'entranta, chi dite si truova indegno; Gratia sola di su gli vaglia, inanti Che'l disio amoroso al cuor s'invecchi.

II.

QUAL in colle aspro, al imbrunir di sera
L'avezza giovinetta pastorella
Va bagnando l'herbetta strana e bella
Che mal si spande a disusata spera
Fuor di sua natia alma primavera,

Cosi Amor meco insù la lingua snella
Desta il fior novo di strania favella,
Mentre io di te, vezzosamente altera,
Canto, dal mio buon popol non inteso

E'l bel Tamigi cangio col bel Arno. Amor lo volse, ed io a l'altrui peso Seppi ch' Amor cosa mai volse indarno. Deh! foss' il mio cuor lento e 'l duro seno A chi pianta dal ciel si buon terreno.

CANZONE.

RIDONSI donne e giovani amorosi
M'accostandosi attorno, e perche scrivi,
Perche tu scrivi in lingua ignota e strana
Verseggiando d' amor, e come t'osi?
Dinne, se la tua speme sia mai vana,
E de pensieri lo miglior t'arrivi;
Cosi mi van burlando, altri rivi
Altri lidi t'aspettan, et altre onde
Nelle cui verdi sponde

Spuntati ad hor, ad hor a la tua chioma
L'immortal guiderdon d'eterne frondi
Perche alle spalle tue soverchia soma?
Canzon dirotti, e tu per me rispondi
Dice mia Donna, e 'l suo dir, é il mio cuore
Questa e lingua di cui si vanta Amore.

III.

DIODATI, e te 'l dirò con maraviglia,
Quel ritroso io ch' amor spreggiar soléa
E de suoi lacci spesso mi ridéa

Gia caddi, ov' huom dabben talhor s'impiglia.
Ne treccie d'oro, ne guancia vermiglia
M'abbaglian sì, ma sotto nova idea
Pellegrina bellezza che 'l cuor bea,
Portamenti alti honesti, e nelle ciglia
Quel sereno fulgor d'amabil nero,
Parole adorne di lingua piu d' una,
E'l cantar che di mezzo l' hemispero
Traviar ben puo la faticosa Luna,

E degli occhi suoi auventa si gran fuoco
Che l'incerar gli orecchi mi fia poco.

IV.

PER certo i bei vostr' occhi, Donna mia
Esser non puo che non sian lo mio sole
Si mi percuoton forte, come ei suole
Per l'arene di Libia chi s' invia,
Mentre un caldo vapor (ne sentì pria)
Da quel lato si spinge ove mi duole,
Che forse amanti nelle lor parole
Chiaman sospir, io non so che si sia :
Parte rinchiusa, e turbida si cela

Scosso mi il petto, e poi n' uscendo poco
Quivi d'attorno o s' agghiaccia, o s'ingiela :
Ma quanto a gli occhi giunge a trovar loco
Tutte le notti a me suol far piovose
Finche mia Alba rivien colma di rose.

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BUNGAY: STEREOTYPED AND PRINTED BY J. R. AND C. CHILDS.

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