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ma rode. Vedi talora uno studio a cansare i modi consueti e l'andatura facile, a latinizzare, a periodare, a un fare solenne e peregrino. C'è luce, ma una luce talora faticosa, che esce a stento di mezzo alle tenebre. Quel suo condensare concetti e forme è certamente uno dei mezzi estetici più possenti, e produce il suo effetto, quando ti fa lampeggiare immagini e sentimenti che vi sieno immediatamente e intimamente connessi. Ma se stai perplesso, e sei nel buio, e ti senti sforzato a deciferare, l'impressione estetica è ita. Ora hai soverchia analisi, ora sintesi crude non bene preparate. Quelle fere e augelli, per esempio, intorno a cui riflette Bruto, è un troppo sminuzzare, e nulla aggiunge alla felicissima antitesi di Roma in rovina guardata da placida luna; e quelle tinte glebe e ululati spechi sono sintesi buie, che non ti gittano nell'anima una visione immediata. Senti in queste forme faticose, venute da un soverchio profondare e as. sottigliarsi di un intelletto concentrato, l'umore denso e chiuso di uno spirito solitario. Ti accorgi che colui che scrive sta fuori del commercio del mondo, isolato nello stesso suo paese, tra l'ambiente viziato della sua camera, senza eco, senz' attrito, e vive in un ambiente fittizio, creatogli da' libri e dall'umore fosco, straniero alla vita italiana e contemporanea. Ma quando di mezzo a queste forme laboriose escono lampeggii e fulgori nuovi e inattesi di un sentimento a fatica contenuto, e te ne senti percosso, manca il coraggio del biasimo, e pieghi la fronte, come si fa innanzi a uno spirito superiore. Soprattutto la Saffo e il Bruto rimarranno monumenti originali di un Prometeo inchiodato nella sua solitudine. E non morrà la sua Donna, dove la forma si ammollisce, con una misura di sentimenti, una castità d'immagini, un'armonia di composizione, che ti fa presentire più felici creazioni.

IV CONGRESSO DEGLI ORIENTALISTI

Il giorno 12 settembre avea luogo in Firenze il Congresso degli Orientalisti, preseduto dal Duca di Aosta. Il De Sanctis , ministro allora dell'Istruzione pubblica, in nome del Governo salutava gli illustri rappresentanti della scienza con acconce parole.

Avendo il Ministro telegrafato, a S. M. il Re ed al Presidente del Consiglio, di quella cerimonia , riceveva dall'uno e dall'altro i seguenti telegrammi:

Telegramma di S. M.

Brescia 12 settembre 1878

Comm. De Sanctis, Ministro della Pubblica Istruzione

FIRENZE.

«Sono grato alle testimonianze di affetto e devozione « rese a me ed alla mia casa nell' inaugurazione del Con<gresso degli Orientalisti.

« Avrei desiderato assistervi io stesso; ma trattenuto « da altre cure, ho mandato il mio amatissimo fratello, « persuaso con tale scelta di testimoniare nel modo più « solenne i miei sentimenti verso l'eletta radunanza.

« Apprezzo le premure di Lei e del Senatore Amari; « e faccio voti perchè i risultati del Congresso tornino « al maggiore vantaggio della scienza, di cui l'Italia è « lieta di ospitare cost illustri cultori ».

1 Devo queste notizie, i telegrami e i discorsi alla cortesia dell'egree io sig. Bruto Amante.

L'EDITORE

Umberto.

Telegramma del Presidente del Consiglio de' Ministri Benedetto Cairoli

Roma 12 settembre 1878

A S. E. Ministro De Sanctis

FIRENZE.

« Mi congratulo per inaugurazione congresso orien« talisti sotto i migliori auspicii, desiderando con tutto «l'animo, che dotti stranieri possano riconoscere che « Italia, dopo suo risorgimento politico, fa ogni sforzo « per pareggiare altre nazioni anche nel campo scienti« fico. Firenze seppe apprezzare col suo plauso atto cor« tese di S. A. R. Duca d'Aosta, che ha fatto più so« lenne la bella festa colla sua presenza ».

Cairoli.

Il giorno successivo il Ministro dava 'lettura de due telegrammi all'adunanza degli orientalisti : la lettura fu accolta da applausi grandissimi di tutti i dotti convenuti. Indi il Ministro dirigeva alcune poche parole a' presenti: diceva che egli professore si sentiva lieto di trovarsi in quel momento, in quell' ambiente, fra tanti illustri rappresentanti della scienza e li invitava ad un banchetto, che avrebbe avuto luogo il 15 settembre domenica.

Il 15 al Palazzo Riccardi nel grande e storico salone degli arazzi ebbe luogo il banchetto di 146 coperti. Alla fine di esso S. E. il Ministro sorse e propose il seguente brindisi:

Io invito questa eletta adunanza a toccare i bicchieri in onore del nostro giovane Re, bandiera bene augurosa

d'Italia (applausi), la quale sorta a vita nuova, aspira a riempire la lacuna, che la sua decadenza lasciava nella storia della civiltà.

Danque, vioa il Re! (applausi ripetuti: Viva il Rel viva ( Italia 1).

E non vi sarà discaro di bere ancora alla salute del Principe, che inviato qui dal re a rappresentarlo, si è fatto nostro compagno, ha partecipato alle nostre impressioni, ci ha seguito nelle nostre escursioni, collocato tanto più alto nella nostra opinione quanto egli si è mostrato più amabile e più semplice (applausi fragorose Viva il Duca d'Aosta I).

Ed ora mi resta a compiere un altro dovere. Costretto per necessità d'ufficio a partire di qui, io non posso risolvermi a lasciarvi senza esprimervi in nome del Governo, e anche, oso dirlo, in nome della nazione italiana, la grande soddisfazione che la vostra presenza qui ci ha recata, perchè voi non siete un Congresso ordinario, che si rinchiude in questo o quel ramo dello scibile, o discute questa o quella quistione, ed attiri un piccolo numero di cultori e non lasci che scarsa orma dietro di sé. Voi siete i conquistatori d'un mondo nuovo, che offre alla vista nuove forme e nuove immagini: voi avete ricreato un nuovo mondo poetico, nuovi elementi di coltura e di civiltà: voi siete non questo o quel ramo della scienza, voi siete tutto il sapere rinnovellato (molte voci : bravo!).

Noi abbiamo speso molto tempo alla ricerca de' fini assegnati all'umanità: ci siamo tormentati a fantasticare quello che saranno i nostri nipoti e, a forza di voler fare i profeti, abbiamo finito con adulterare la scienza, mescolandovi i nostri desiderii, le nostre opinioni, i nostri pensieri dell'avvenire; abbiamo comunicato alla scienza un colore di poesia, ma le abbiamo tolto in gran parte il suo colore di verità e di esattezza (applausi). Siate i benvenuti, voi, i quali con miglior consiglio, in luogo di ricercare i fini vi siete messi a ricercare le nostre origini, sostitueudo alle immaginazioni la base solida de' fatti, ed in una nuova storia delle forme avete preparata una nuova storia dello spirito umano. Voi avete superati i limiti della nostra antica cultura, ritirandoli nel regno delle favole, dalle quali avete fatto emergere la verità (applausi): voi avete ritrovati nuovi termini di comparazione e nuovi criteri ; voi, uomini modesti , siete i precursori di una scienza che rinnoverà la coltura.

Io ringrazio con tutta l'espansione e con calore di anima gli ospiti illustri, che hanno lasciato tra noi un ve. stigio indimenticabile, finchè l' Italia amerà l' arte e la scienza; e invito tutti a bere al progresso della scienza rinnovatrice, della scienza detronizzatrice delle favole e de' sogni (applausi fragorosi).

Avendo it prof. Benfey riassunta, nel suo discorso, la storia italiana, il Ministro rispose :

Dopo l'eloquente discorso dell'illustre professore Bene fey io non posso rimanere in silenzio. E gli rendo grazie di questa storia ammirevole, che egli ha fatto d'Italia ricordando le glorie de' nostri antenati. Anche due giorni fa in casa d'un nostro simpatico ed illustre artista un altro illustre uomo, ch'io chiamero Renan tout court, ou bien Renan sans epithète, parce que Renan est Renan ed il suo nome basta, (applausi) ha ricordata la nostra storia con una simpatia, di cui tutti gli dobbiamo esser grati.

Ed ecco ora il nostro professore alemanno ricantarci le stesse lodi, e parlarci della rinascenza, e dire i vanti de' nostri maggiori. Mai l'idioma tedesco non m'è giunto cosi dolce all'orecchio e cosi fluido come ora, pronunziato da lui. La sua alta intelligenza avvezzo a' più difficili problemi della filologia, ha cavato da lui cost, allo improvviso, una lezione sulla nostra storia, che ha istruito

1 Ernesto Rossi.

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